C’è un momento, nel percorso di ogni ricercatore, in cui la pratica rischia di trasformarsi nell'ennesima gabbia. Accumuliamo tecniche, contiamo le ore passate sullo zafu, perfezioniamo i dettagli della nostra postura e della nostra disciplina, convinti che la libertà sia un traguardo lontano, una vetta da conquistare attraverso uno sforzo monumentale.
Poi, ci si imbatte nella figura di Ashtavakra. E tutto il castello di carte crolla.
Ashtavakra non offre un sentiero, non propone tappe e non promette una liberazione futura. Il suo è un fulmine a ciel sereno che squarcia ogni illusione, un richiamo radicale che si condensa in un’unica, spiazzante verità: tu sei già libero, adesso.
Se pratichi la meditazione o una via di consapevolezza, il suo insegnamento — racchiuso nella celebre Ashtavakra Gita — è una mappa essenziale per compiere il salto più difficile: quello dallo sforzo alla presenza pura.
Il saggio che guardava oltre la forma
La storia di Ashtavakra, narrata nel Mahabharata, è una potente metafora visiva. Il suo nome significa letteralmente "otto curve" o "otto deformità": la leggenda narra che nacque con il corpo completamente distorto a causa di una maledizione.
Quando il giovane saggio entrò nella corte del re Janaka per partecipare a un dibattito filosofico, l’assemblea dei dotti scoppiò a ridere nel vedere quel corpo deforme. Ashtavakra non si scompose. Al contrario, rise più forte di tutti. Quando il re, stupito, gliene chiese il motivo, Ashtavakra rispose: «Pensavo di essere entrato in un'assemblea di saggi, ma vedo solo una folla di calzolai. Voi vedete solo la pelle, la superficie; non vedete l'Anima».
Questa provocazione introduce il cuore della sua filosofia. Ashtavakra distrugge immediatamente l'identificazione con l’involucro esterno. Non importa quanto il corpo sia dritto o distorto, non importa quanto la mente sia agitata o calma in un dato momento: la tua vera natura, il Testimone (Sakshi), rimane perennemente intatta, pura e non toccata dalle vicende del mondo.
La trappola del "cercatore"
Nella Ashtavakra Gita, il re Janaka inizia il dialogo ponendo le domande classiche di ogni praticante: «Come si ottiene la conoscenza? Come si raggiunge la liberazione?».
La risposta di Ashtavakra è un capovolgimento totale di prospettiva:
«Se ti consideri libero, sei libero. Se ti consideri legato, resti legato. Qui vale il detto: come si pensa, così si diventa. Il tuo unico legame è che credi di essere legato, e che cerchi di meditare per diventare ciò che sei già».
Per Ashtavakra, l'idea stessa di dover "raggiungere" l'illuminazione è il principale ostacolo all'illuminazione. Nel momento in cui cerchi la pace, stai presupponendo di non averla. Nel momento in cui ti sforzi di calmare la mente, stai creando un conflitto tra un "io" che vuole meditare e una mente che resiste.
La vera meditazione non è un fare, ma un lasciar cadere. È il riconoscimento che i pensieri, le emozioni e le sensazioni fisiche sono solo nuvole che passano nel cielo della tua coscienza. Tu non sei le nuvole; tu sei il cielo.
Presenza sul cuscino, presenza nell'azione
Come si traduce questa radicale non-dualità nella nostra quotidianità e nella pratica interiore?
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Abbandonare l'attaccamento ai risultati: Spesso meditiamo con uno scopo (calmare l'ansia, performare meglio, sentirci "spirituali"). Ashtavakra ci invita a sedere senza alcuna intenzione, dimorando semplicemente nello stato di Testimone. Quando smetti di voler cambiare il momento presente, la mente si placa da sola.
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Il vuoto dinamico: Questa attitudine non è una passiva indifferenza. Chi ha familiarità con il concetto di Mushin (la mente senza dimora o mente vuota) sa che la massima efficacia nell'azione — sia essa un gesto quotidiano o un movimento preciso — nasce quando l'ego si fa da parte. Se non c'è un "io" che si difende o che attacca, c'è solo un flusso di presenza pura, spontanea e inarrestabile.
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Accogliere l'imperfezione: Proprio come il corpo distorto di Ashtavakra non limitava minimamente la sua realizzazione, le storture della nostra vita materiale o le distrazioni della nostra mente non sono un limite alla nostra presenza. Non devi aspettare che la tua vita sia perfetta per essere sveglio.
Il fulmine dell'Adesso
L'insegnamento di Ashtavakra è per i coraggiosi, perché toglie ogni alibi. Non ti permette di dire: "Capirò dopo il prossimo seminario, dopo il prossimo libro, dopo dieci anni di pratica".
Ti guarda negli occhi e ti ricorda che la catena che ti stringe è fatta solo di pensieri. Spezzala adesso. Riconosci di essere l'oceano, e smetti di agitarti come se fossi una singola, fragile goccia.
Siedi, respira, e sperimenta la verità più radicale di tutte: Sei già libero. Sei sempre lo stato stato.

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