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L'insegnamento di Ashtavakra è per i coraggiosi, perché toglie ogni alibi. Non ti permette di dire: "Capirò dopo il prossimo seminario, dopo il prossimo libro, dopo dieci anni di pratica".
Ti guarda negli occhi e ti ricorda che la catena che ti stringe è fatta solo di pensieri. Spezzala adesso. Riconosci di essere l'oceano, e smetti di agitarti come se fossi una singola, fragile goccia...
Nella geometria sacra dello yoga, ogni asana è un sigillo che racchiude una storia. Quando portiamo il peso del corpo sulle mani e distendiamo le gambe nel vuoto in Eka Pada Kaundinyasana, non stiamo solo sfidando la gravità: stiamo incarnando l'archetipo di Kaundinya, il saggio che ebbe il coraggio di vedere l'invisibile.
Questa postura prende il nome dalla montagna considerata sacra nella tradizione Induista, oltre che in quella Buddista e Jainista, dove la ritroviamo citata anche con altri nomi come Sumeru, Neru e Sumeruparvata.