La leggerezza del corpo e del respiro (Kokyū undō in giapponese Prāņāyāma in sanscrito) induce il praticante in un profondo processo di introspezione.
Per leggerezza del corpo non ci si riferisce a un'assenza di peso in senso fisico, ma piuttosto a una sensazione di scioltezza, fluidità e rilassamento. È uno stato in cui le tensioni muscolari sono ridotte al minimo e il respiro non è forzato, ma scorre in modo naturale e profondo. Per raggiungere questa leggerezza si usano tecniche specifiche, come quelle indicate nella frase stessa: il Pranayama (in sanscrito) e il Kokyu Undo (in giapponese), che si traducono entrambi con "controllo dell'energia vitale attraverso il respiro".
Quando corpo e respiro raggiungono questo stato di leggerezza, la frase afferma che il praticante viene indotto in un "profondo processo di introspezione". Perché avviene questo? In un corpo teso e con un respiro affannoso, la mente tende a essere agitata. I pensieri si accavallano, siamo più facilmente reattivi agli stimoli esterni e la nostra attenzione è frammentata.
Al contrario, quando il corpo si rilassa e il respiro si calma, anche la mente si tranquillizza. Questa calma interiore crea lo spazio necessario per rivolgere lo sguardo verso l'interno. L'introspezione diventa un processo spontaneo, in cui si ha la possibilità di osservare i propri pensieri, emozioni e sensazioni senza esserne travolti. Non si tratta più di "pensare" a sé stessi, ma di "sentire" e "osservare" il proprio mondo interiore con maggiore chiarezza e distacco.
La padronanza del respiro e la ricerca della leggerezza fisica non sono fini a se stessi, ma sono la porta di accesso per l'esplorazione e la comprensione del proprio mondo interiore. Sono il ponte che collega l'esperienza fisica a quella mentale e spirituale.