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Vivere la Via: Il Segreto del Samurai tra Spada, Meditazione e Servizio

“L’obiettivo finale del Judo è perfezionarsi e contribuire con qualcosa di valore al mondo.” > — Jigoro Kano

Sensei Maharishi Sathyananda che esegue una tecnica dell'arte marziale Ai Jutsu

Nelle nostre pratiche quotidiane sul tatami, che si tratti di tracciare una linea invisibile ed eterna con la spada nell'Ai Jutsu o di sprofondare nell'immobilità della meditazione, spesso ci scontriamo con un malinteso contemporaneo. Molti guardano alle arti marziali tradizionali come a sistemi di combattimento anacronistici, o alla meditazione come a una fuga solitaria dalla realtà. Ma la vera essenza del Budo (la Via Marziale) è l'esatto opposto: non è un isolamento, né una ricerca di dominio sugli altri, bensì uno strumento radicale di auto-miglioramento messo al servizio della comunità.

L'Etimologia del Servizio: Chi è il Vero Samurai?

Per comprendere come la pratica marziale si trasformi in etica vissuta, dobbiamo compiere un viaggio a ritroso nella lingua e nella storia del Giappone feudale. Spesso associamo la figura del samurai alla guerra, alla letalità e al caos delle battaglie. Tuttavia, l'analisi linguistica dei caratteri che compongono questa parola ci rivela una verità spirituale ben diversa.

La parola samurai (侍) significa letteralmente “colui che serve”. Se scomponiamo l'ideogramma, scopriamo che è formato da due radici distinte:

  • Hito (人): L'essere umano o l'uomo.

  • Tera (寺): Il tempio.

L'unione originaria evoca l'immagine di un uomo che vigila o dimora presso il tempio, un custode del sacro e del bene comune.

Andando ancora più in profondità, il carattere per tempio (寺) può essere a sua volta suddiviso in Shi (士), che indica il guerriero o la persona di alta stima, e Sun (寸), l'antica unità di misura che rappresenta la precisione, la misurazione e la retta proporzione. Sorprendentemente, nella struttura intima di questa parola non vi è alcuna traccia di concetti legati alla morte, all'uccisione o alla distruzione. Il samurai, nella sua accezione più pura, è una persona di grande statura morale che agisce al servizio degli altri.

Oltre la Vittoria: L'Arte come Specchio dell'Anima

Nelle arti della spada e in ogni autentico Bugei (arte marziale), l'avversario che ci sta di fronte non è un nemico da distruggere, ma uno specchio impietoso e prezioso. L'abilità tecnica non si misura dalla facilità con cui riusciamo ad abbattere l'altro, ma dal grado di padronanza che esercitiamo su noi stessi. La precisione di un fendente o l'armonia di una proiezione sono l'espressione fisica del nostro stato interiore.

Se durante la pratica cadiamo nella superbia, nella disattenzione o nella ricerca del mero compiacimento personale, stiamo tradendo la Via. La nostra mente marziale (Zanshin) deve essere costantemente lucida e aperta, capace di cogliere non solo il vuoto nella guardia dell'avversario, ma anche e soprattutto i bisogni di chi ci circonda nel quotidiano.

La Via sul Tatami e nel Mondo: L'Ottuplice Sentiero Marziale

Vivere la Via significa colmare la distanza tra l'allenamento formale e la vita di tutti i giorni. Questo concetto si sposa perfettamente con la pratica della meditazione e richiama l'Ottuplice Sentiero del Buddismo, che possiamo condensare in tre pilastri fondamentali indissolubili:

  1. Retto Pensiero: Una mente pulita, priva di intenzioni egoistiche o distruttive, focalizzata sulla presenza mentale e sul radicamento nel presente.

  2. Giusta Parola: Un linguaggio che edifica, sostiene e cura, anziché ferire, criticare o dividere.

  3. Giusta Azione: Il comportamento concreto, l'agire con decoro, precisione e tempismo per fare la cosa giusta al momento giusto.

La vera maestria si rivela nelle piccole cose. Se un praticante è impeccabile nel dojo ma si dimostra egoista, pigro o indifferente fuori da esso, la sua arte è solo un guscio vuoto. La nostra capacità marziale si vede da come rispondiamo quando c'è bisogno di dare una mano, dalla prontezza nel vedere dove gli altri sono in difficoltà e dalla dignità con cui trattiamo ogni essere vivente. Se veniamo sorpresi a fare sciocchezze o a ignorare chi soffre, stiamo mostrando il limite della nostra reale abilità.

Un Dovere Verso la Tradizione

In un'epoca in cui le arti marziali tradizionali rischiano di perdere terreno, sopraffatte da logiche puramente commerciali, sportive o coreografiche, il nostro compito come moderni Bugeisha è immenso. Non rappresentiamo solo noi stessi: rappresentiamo i nostri insegnanti, il nostro dojo e tesori culturali millenari.

Dobbiamo essere la prova vivente del valore dello studio marziale e della meditazione. Non dobbiamo dare alle persone un motivo per dubitare dell'efficacia interiore della nostra disciplina; al contrario, dobbiamo incarnare il motivo per cui vale la pena intraprendere questo cammino.

 

Obiettivo di oggi: Vivere secondo la Via. Sii l'esempio radioso, coerente e silenzioso di ciò che un essere umano può diventare quando decide di forgiare il proprio corpo e la propria mente per servire il mondo con rettitudine e compassione.

LUCA MATTAROZZI Personal Trainer, insegnante di Ai Jutsu e Yoga presso Dojo Maharishi Sathyananda

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