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Shoshin: L'Arte di Disimparare per Tornare a Vedere

Prima di addentrarci in questa filosofia, è utile capire le radici della parola. Il termine 初心 (Shoshin) è composto da:

  • 初 (Sho): Inizio, primo, originale.

  • 心 (Shin): Cuore, mente, spirito.

Insieme formano la "Mente del Principiante". Come vedremo, il maestro Zeami usa per questo concetto la forma arcaica wasuru bekarazu (忘るべからず), un imperativo solenne che trasforma un semplice suggerimento in un vero e proprio comandamento etico.

Illustrazione della filosofia Shoshin e la mente del principiante

C’è un paradosso sottile che accompagna la nostra crescita: più accumuliamo titoli, competenze ed esperienze, più la nostra visione del mondo rischia di restringersi. Diventiamo prigionieri di ciò che già sappiamo. È qui che interviene lo Shoshin, o "mente del principiante", un concetto della filosofia Zen che oggi appare più rivoluzionario che mai.

Il peso dell'istruzione e la libertà dell'allievo

Il genio di Albert Einstein aveva colto perfettamente questo ostacolo invisibile quando scrisse:

"L'unica cosa che interferisce con il mio apprendimento è la mia istruzione."

A prima vista sembra una provocazione, ma è una verità profonda. L’istruzione spesso ci fornisce delle "mappe" preconfezionate. Queste mappe sono utili per orientarsi, ma se iniziamo a confondere la mappa con il territorio, smettiamo di guardare la terra sotto i nostri piedi. L'istruttore ci insegna "come sono le cose"; il principiante, invece, è l'unico che può ancora vedere come le cose potrebbero essere.

L'incanto oltre l'inedito

Spesso pensiamo che per meravigliarci serva qualcosa di mai visto: un viaggio esotico, una tecnologia rivoluzionaria, una nuova conoscenza. Ma lo Shoshin ci insegna che l'incanto non è una prerogativa dell'inedito.

Anche un paesaggio visto mille volte — la strada verso casa, il profilo delle solite montagne, il volto di una persona cara — può meravigliarci continuamente. Il segreto non è nel cambiare ciò che guardiamo, ma nel mantenere vivo lo sguardo aperto e curioso che solitamente riserviamo solo alle novità. La bellezza non è una proprietà dell'oggetto, ma una qualità dell'attenzione che gli dedichiamo.

Il bambino: il principiante per eccellenza

Se cerchiamo un modello di Shoshin, non dobbiamo guardare lontano: la mente del principiante per eccellenza è quella del bambino. Per un bambino, il mondo è un palcoscenico di scoperte costanti dove la spontaneità vince sul giudizio. Recuperare quello sguardo curioso e libero dai pregiudizi è sempre possibile, anche da adulti. Non significa diventare "infantili", ma ritrovare quella purezza di visione che ci permette di fare domande senza timore e di accogliere la realtà senza cercare di incasellarla in definizioni predefinite.

La Mente dell'Esperto vs La Mente del Principiante

Shunryu Suzuki, noto Maestro Zen, famoso per aver aperto la strada al buddhismo Zen in Occidente, nel suo celebre testo, scriveva: "Nella mente del principiante ci sono molte possibilità; in quella dell'esperto, poche".

L'esperto è colui che ha già deciso. Di fronte a un problema, la sua mente corre lungo binari già tracciati, cercando una soluzione che ha già funzionato in passato. Il principiante, non avendo binari, è costretto a esplorare l'intero campo. Non ha paura di fare domande "stupide", e sono proprio quelle domande a scardinare le certezze più solide e a generare l'innovazione.

Come coltivare lo Shoshin nella vita quotidiana

Praticare lo Shoshin non significa rinunciare alla propria esperienza, ma imparare a metterla da parte per un istante. Ecco come possiamo farlo:

  • Abbandonare il "Lo so già": Questa frase è il killer silenzioso della curiosità. Ogni volta che la sentiamo affiorare, proviamo a sostituirla con: "Cosa c'è di nuovo in questo che non ho notato prima?"

  • Ascoltare senza preparare la risposta: Spesso, mentre gli altri parlano, stiamo già costruendo la nostra replica basata sulla nostra esperienza. Lo Shoshin richiede un ascolto "vuoto", pronto a farsi stupire.

  • Cercare la meraviglia nelle piccole cose: Un bambino può passare dieci minuti a osservare una formica. Per l'adulto "istruito", è solo un insetto. Per la mente del principiante, è un miracolo di ingegneria e vita.

Una saggezza che dura tutta la vita

Questa disciplina non è un traguardo che si raggiunge una volta per tutte, ma un impegno costante. Motokiyo Zeami, il grande maestro del teatro Nō, ha racchiuso questo concetto in tre versi immortali che fungono da bussola per ogni fase della nostra esistenza:

 

是非の初心忘るべからず (Zehi no shoshin wasuru bekarazu) Non dimenticare mai lo spirito iniziale.

時々の初心忘るべからず (Tokidoki no shoshin wasuru bekarazu) Non dimenticare lo spirito iniziale in ogni momento.

老後の初心忘るべからず (Rōgo no shoshin wasuru bekarazu) Non dimenticare lo spirito iniziale nella vecchiaia.

Il ritorno all'essenziale

Coltivare la saggezza del principiante significa riscoprire che non siamo mai "arrivati". La vera conoscenza non è un muro che si alza per proteggerci dall'ignoto, ma un ponte che si allunga verso di esso.

Come suggeriva Einstein, dobbiamo avere il coraggio di liberarci dalle sovrastrutture della nostra istruzione per tornare a imparare davvero. Solo quando la nostra tazza è vuota, può essere riempita di nuovo.

LUCA MATTAROZZI Personalal Trainer, Insegnante di Ai Jutsu e Yoga presso l'associazione Dojo Maharishi Sathyananda

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