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La presunta inutilità dell'arte

Ai Jutsu - arte - katana - disciplina - Dojo Maharishi Sathyananda

È ragionevole ritenere l’arte un mezzo di espressione perfettamente inutile? Sì, da un certo punto di vista, è proprio in questa inutilità che risiede la sua importanza. Chiediamoci innanzitutto cosa intendiamo per utile, e ponendoci questa domanda scopriremo che la nostra idea di utile è interamente modellata sulle necessità di una società in perpetuo movimento. Sopraffatti dai doveri, dalle responsabilità e da una retorica del valore che ci vuole sempre attivi ed impegnati, non abbiamo tempo per fermarci a riflettere, e per concentrarci sulla quella bellezza che, parafrasando Dostoevskij, dovrebbe o potrebbe salvare il mondo. Non abbiamo tempo per la lentezza, l’ osservazione e neppure per la noia, perché la noia ci costringe alla riflessione, e la riflessione è scoraggiata sino all’ ostracizzazione in questo mondo che si muove troppo veloce. E l’ arte, che è per definizione silenziosa, concettuale, immobile e per molti noiosa, è l’espressione di tutto questo. Un invito a fermarsi, a capire, a sentire senza essere sopraffatti dal frastuono della realtà. L’ arte, nella sua disarmante inutilità, testimonia che non tutto quello che ci serve ha uno scopo, o è un mezzo, perché forse è proprio in questo che risiede l’essenza più autentica dell’essere umani, ciò che ci distingue dagli animali: la capacità di apprezzare, amare, valorizzare anche ciò che non ci è utile in maniera diretta per il nostro sostentamento, per la nostra sopravvivenza. E allora ben venga l’arte inutile, che ci emancipa dalla schiavitù del necessario e ci ricorda che la più autentica espressione dell’ umanità è nel bambino che si ferma, incantato, ad osservare un tramonto per nessuna ragione valida se non la sua disarmante bellezza, che riempie l’anima.

 

 

Giulia Mecozzi

La critica alla "utilità"

La prima parte del testo mette in discussione la nostra concezione di "utile", che secondo l'autrice è interamente plasmata dalle esigenze di una società frenetica. Siamo costantemente spinti a essere produttivi, attivi e a misurare il valore di ogni cosa in base alla sua funzione pratica. In questo contesto, l'arte, che non ha uno scopo diretto o un'utilità immediata (non ci sfama, non ci fornisce riparo), viene etichettata come "inutile".

L'arte come rifugio dalla frenesia

L'autrice contrappone la fretta e la retorica del valore della società moderna alla lentezza, all'osservazione e alla riflessione che l'arte richiede. In un mondo che scoraggia la noia e la riflessione, l'arte diventa un'ancora di salvezza. È "silenziosa, concettuale, immobile" e ci costringe a fermarci, a staccare dal frastuono della realtà per riconnetterci con noi stessi. La sua "inutilità" è proprio il mezzo attraverso cui ci emancipa dalla schiavitù del necessario.

L'essenza dell'umanità

La Mecozzi conclude con un'osservazione toccante: l'arte inutile è un promemoria di ciò che ci rende autenticamente umani. Ci distingue dagli animali, che agiscono solo per istinto e sopravvivenza, dandoci la capacità di apprezzare la bellezza fine a sé stessa. L'immagine del bambino incantato davanti a un tramonto è la metafora perfetta per questo concetto: un'azione priva di scopo pratico, ma che arricchisce l'anima e rappresenta la più pura espressione della nostra umanità.

 

In sintesi, l'articolo ci invita a riconsiderare il nostro rapporto con il tempo, con l'utile e, soprattutto, con l'arte, che nella sua "disarmante inutilità" ci offre la possibilità di riscoprire un'umanità più profonda e autentica.

Al seguente link trovate l'articolo di Giulia Mecozzi completo https://www.elapsus.it/2023/01/la-presunta-inutilita-dellarte-e-delle.html?m=1

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